7 giorni di birre d’autore

da Milano Beer Week

Si è conclusa la terza edizione della Milano Beer Week: 20 locali coinvolti, un po’ più di una sessantina gli eventi proposti, diverse centinaia le birre a disposizione degli appassionati e dei semplici curiosi, grandissimo il risalto dato dalla stampa alla manifestazione. Ecco perché, anche questa volta, è stato un successo…

Sette giorni davvero intensi quelli della Milano Beer Week 2016. Come sempre, arriviamo esausti alla fine ma la soddisfazione ci ripaga di tutto. I venti locali che hanno partecipato all’evento hanno dato il massimo per avvicinare nuovi consumatori al mondo della birra proponendo eventi diversificati per genere e livello di conoscenza. Tutti loro hanno compreso bene lo scopo principale della Milano Beer Week: aprire le porte del mondo della birra, in tutte le sue diversificazioni e a tutti i livelli o quasi, per permettere a ognuno di intraprendere un viaggio personale che può iniziare dalla birra più semplice e finire a quella più complessa, più creativa, più “provocatoria”. Ma un viaggio non obbligatorio, che può finire anche prima, avendo trovato la propria birra, il proprio stile, il proprio birrificio.
Il gusto, il palato, è una delle poche isole di libertà individuale di cui ancora godiamo. È difficilmente influenzabile dalla pubblicità, risente solo in parte dell’influenza delle mode. È libero e personale a dispetto degli esperti, delle guide, dei giornalisti, dei guru. Ma, allo stesso tempo, il gusto personale cambia, evolve, può essere educato. Milano Beer Week ha sempre voluto essere un’arena con diverse porte d’accesso, rappresentate magari dalle birre che già ci piacciono e che già conosciamo. E una volta all’interno dell’arena la possibilità concreta che offrono i locali è quella di scoprire che ci sono altre birre che magari ci piacciono di più o che almeno integrano la lista delle nostre preferite.

Nella settimana della #MilanoBeerWeek2016 il pubblico ha potuto assaggiare praticamente di tutto e ci è impossibile fare un elenco esaustivo: dalle birre italiane già conosciute in città, come Birra del Borgo, Hibu, Baladin, Opperbacco, Birrificio Rurale a quelle praticamente debuttanti come Marduk Brewery, DonkeyBeer, Bionoc’ e Birrificio Gaia o emergenti come Birrificio Artigianale Veneziano, Bibibir, Casa di Cura. Birre americane come Stone Brewing, Anchor Brewing, Flying Dog, Anderson Valley, Firestone Walker, olandesi come H41 di Heineken, le birre di Kompaan e di Oedipus, estoni come Pöhjala Brewery, svedesi come Nils Oscar, norvegesi come Mack, belghe come Chimay, Vanderghinste, Timmermans, De Dolle e Delirium Tremens, tedesche come Kuhbacher, ceche come Malastrana, spagnole come Guineu, portoghesi come quelle della cerveja artesanal Dois Corvos di Lisbona, britanniche come Wold Top e come Thomas Hardy’s Ale che proprio durante la Milano Beer Week ha fatto il suo ritorno ufficiale sulla scena mondiale. E in molti casi, alle birre si sono aggiunti i birrai in persona, giunti a Milano da diverse parti d’Italia come dalla Svezia, dalla California, dall’Estonia, dal Belgio, dalla Spagna, dall’Olanda

L’offerta birraria all’interno della quale ciascuno ha potuto provare ciò che maggiormente lo interessava o lo incuriosiva è andata di pari passo con eventi diversi tra di loro: da quelli decisamente birrari come degustazioni guidate, cene in abbinamento, a dimostrazione che quello tra birra e cucina è un incontro che si sta consolidando sempre di più, e tap takeover a quelli dove la birra è un perfetto contorno come Milano in Bionda, serata di reading letterari con birra in mano, o la mostra fotografica di un artista portoghese. Tutto sposa la causa della consapevolezza birraria e della duplice “battaglia” fondamentale per Milano Beer Week: valorizzare i locali aderenti e promuovere un consumo birrario certamente consapevole ma che serva a smuovere i consumi che in Italia sono congelati ormai da oltre vent’anni.

Mai come questa volta la stampa e i media si sono accorti della Milano Beer Week. Tutti i quotidiani e un numero molto elevato di magazine online e blog hanno parlato dell’evento e questo ci conferma di essere sulla strada giusta. Il “rumore” mediatico ha portato più gente nei locali e più gente diversa. E ha attirato l’attenzione sulla birra come non capita mai a Milano, soprattutto l’attenzione di chi, la birra, la considera una semplice commodity da consumare una volta ogni tanto. Insieme alla partita di calcio in TV magari.

I ringraziamenti, a questo punto, sarebbero d’obbligo. Ma ce ne sono talmente tanti da fare che, come per le birre e i birrifici, sono sicuro di dimenticarmi di più di qualcuno. Ovviamente Valentina Brambilla, l’altra metà della Milano Beer Week e mai come quest’anno anche più di metà, poi ovviamente i venti locali aderenti, bello lavorare con voi, i nostri partner, senza i quali la Milano Beer Week semplicemente non sarebbe possibile, i media che ci hanno seguito e raccontato e, infine, il pubblico che ha affollato le serate, provato le birre, ascoltato e vissuto questa settimana adrenalinica e incredibile.
Il viaggio nell’universo birra va avanti, tra “birre certezza” e “birre sorpresa”, tra il “locale sotto casa” e quello “scoperto da poco”. Non perdete l’entusiasmo: birre e locali sono ancora tutti qui. Noi ci si vede in giro, ci riconoscerete perché avremo una birra in mano, e poi ci si rivede tutti quanti per la prossima Milano Beer Week! M.M.